Insieme con passione e gioia

Suor Elisa Kidanè scrive su Nigrizia, la rivista dei missionari comboniani, raccontando il Festival della missione in programma a Brescia, nella speranza che questo evento possa contribuire a ridare entusiasmo e ad osare nuove vie per annunciare il Vangelo.


Pubblicato il 07 Settembre 2017
Insieme con passione e gioia
Non è un film già visto. Questa volta il mondo missionario, dopo anni di latitanza o di timidi approcci con il pubblico prende il coraggio ed esce allo scoperto. Con qualcosa di inedito. Organizza un festival che racconti la missione, con linguaggi comprensibili a chiunque, e dire che è ancora possibile. E per farlo ha scelto una modalità in linea con lo stile di papa Francesco: in mezzo alla gente.
Per una volta sono state bandite conferenze con noiose analisi di esperti sullo stato di salute della missione. Niente convegni dove si usano linguaggi ostici e incomprensibili ai più.
Il festival – Brescia 12-15 ottobre – vuole parlare alla gente incontrandola nella sua quotidianità, per strada, nelle piazze e perché no, prendendo insieme un aperitivo. Vuole ribadire che la missione è possibile se siamo capaci di annunciare l’Evangelii gaudium in maniera semplice e diretta. Un festival che vuole avvicinare, raccontare e ascoltare. Un festival che vuole raggiungere il cuore.
Qualcuno si è domandato se era proprio necessario organizzare un evento di questa portata. Chi ha fatto parte della regia organizzativa sa quanto lavoro ed energia ha richiesto la programmazione. Ma la risposta è ovviamente sì. Dopo anni di inverno in cui i discorsi più ricorrenti tra le file dei missionari doc sono stati crisi, invecchiamento e mancanza di ricambio generazionale, soprattutto in Europa, il risultato di questo malessere ha paralizzato in molti casi il coraggio di guardare oltre. A tutto ciò si aggiunge la generale depressione economica che ha spinto molti istituti a giocare al ribasso, a tirare i remi in barca, a leggere gli eventi con uno sguardo puramente pecuniario, perdendo in questo modo il coraggio della profezia evangelica. Ecco dunque un festival, per scuoterci dalla sonnolenza, per uscire dal catastrofismo diffuso, per dare una boccata di ossigeno alle menti sature di pessimismo.
Dunque celebrare un Festival della Missione non solo è necessario ma urgente. Di fronte alle complesse situazioni geopolitiche, siamo spesso incapaci di dare risposte adeguate; a volte sembra che le situazioni ci sopraffacciano. Poi nella giungla di interpretazioni sulla missione, diventa quasi impossibile raccontare la nostra, e perfino tra noi missionari opponiamo a questa parola i variegati distinguo. Tutto ciò, ahimè, non scalfisce minimamente né l’opinione pubblica e né le persone che da anni seguono e ammirano il lavoro dei missionari e missionarie nel mondo. Ammirazione, punto.

Una scommessa
Dobbiamo quindi voltare pagina per osare qualcosa di nuovo. La cosa curiosa è che l’iniziativa è partita dal mondo laicale, venuto in soccorso probabilmente vedendoci un po’ in affanno soprattutto per quanto riguarda il nostro approccio comunicativo. La proposta abbozzata è stata subito accolta e fatta propria dalla Conferenza degli Istituti Missionari Italiani (Cimi) e da Missio, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), dando al festival un ampio respiro nazionale. La diocesi che si è resa disponibile a ospitare questo primo festival è stata quella di Brescia, che ha a dato la gestione della programmazione al Centro missionario diocesano.
La novità di questo festival sta nella sua parola d’ordine: Insieme e la password, facile da ricordare: passione e gioia. Questi gli ingredienti essenziali con i quali si è iniziato a “cucinare” il festival con l’obiettivo di coinvolgere i giovani, le famiglie, ma anche le persone lontane dal mondo missionario. Di qui l’idea di uscire per le strade e “farsi incontrare”, o come direbbe papa Francesco, avvicinare la gente non attraverso il proselitismo ma per attrazione.
Il festival, con il suo ricco programma di incontri, concerti, spettacoli, mostre ed eventi vuole fare rete. Questo è l’obiettivo di chi ha scommesso su questo festival: lavorare insieme, istituti missionari, associazioni, laici, giovani. Per raccontare, con passione, la gioia di uscire dai propri ranghi e camminare accanto ai popoli. Tutti i popoli.
Durante la programmazione, per esempio, un elemento importante è stato il criterio scelto per individuare le persone chiamate a dare testimonianza. Si è voluto dare priorità non tanto a “noti personaggi” quasi fossero specchietto per allodole, ma a uomini e donne che ogni giorno sul campo tentano di dire ed essere missione, testimoni che credono che ogni gesto concreto aiuta a ridisegnare questo nostro mondo in quel progetto che sta dentro il Regno dei cieli.
Si parlerà di immigrazione e della tratta delle persone, ma anche di coraggiose alternative al lamento del “siamo in pochi”...come dimostrano, ad esempio, le nuove comunità intercongregazionali che sono state aperte nelle periferie esistenziali. Insomma, il programma è ricco e come si può leggere dal sito www.festivaldellamissione. it si alterneranno testimonianze missionarie “dirette”, eventi culturali (presentazioni di libri e/o film), mostre fotografiche, momenti di ascolto della Parola e di preghiera, feste in piazza, concerti, spettacoli teatrali, proposte di animazione missionaria, degustazioni gastronomiche.
Tre giorni che speriamo ci faranno capire qual è lo spirito della vera missione.
C’è ovviamente grande attesa, per questa “prima edizione”, e come tale dovremmo attendere l’apertura del festival per capire se siamo sulla strada giusta. Comunque il solo fatto di provarci, è già una sfida non indifferente. Mission is possible e noi ci crediamo.

 



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