Missione e informazione: un incontro necessario


Pubblicato il 17 Ottobre 2017
Missione e informazione: un incontro necessario
La domanda non è nuova, ma non per questo può essere aggirata, specie dopo eventi come il Festival della Missione, che ha riempito sale, teatri e piazze, trovando ovunque un pubblico attento: come mai, allora, temi e volti come quelli protagonisti della kermesse bresciana sono pressoché ignorati dai media mainstream?
A parte poche eccezioni, il Sud del mondo, con le sue problematiche ma anche i suoi passi avanti, non fa notizia. Specie se di mezzo ci sono la religione e i religiosi.
In una delle ultime tavole rotonde del programma - prima del gran finale serale con un duetto tra Davide Van de Sfroos e il missionario-cantautore Franco Mella - hanno provato a offrire alcuni spunti di risposta Lorenzo Fazzini, direttore editoriale della EMI (Editrice Missionaria Italiana), padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia News, e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, moderati da don Adriano Bianchi, responsabile dell’Ufficio comunicazione della Diocesi di Brescia, uno dei soggetti promotori del Festival.

Accanto a dinamiche strutturali («Negli ultimi 4-5 anni - ha ricordato Fazzini - il mercato editoriale italiano ha perso 2milioni e mezzo di lettori e metà degli italiani non legge nemmeno un libro in un anno»), siamo di fronte a una grave miopia dei media: «La testimonianza dei cristiani che spezzano la Parola nel mondo - ha denunciato Tarquinio - è la “non notizia” permanente di questo tempo. Può sembrare paradossale ma scontiamo un difetto di laicità dei media laici, per i quali certi temi sono poco interessanti a priori. Ma raccontare la realtà nella sua interezza dovrebbe essere un obiettivo universale». Nelle parole di Tarquinio anche un allarme sulla scomparsa di tante testate nel mondo missionario: «Perdiamo fonti informative preziosissime, fonti di acqua potabile, mentre si moltiplicano le fonti inquinate. La gente legge meno, ma parla molto, specie sui social. E circolano parole molto pesanti».

Un ulteriore punto di osservazione è stato quello offerto da padre Cervellera: «Oggi abbiamo tantissime notizie, che però ci lasciano indifferenti. Si raccontano disastri, si creano paure, ma sono pochi gli esempi di giornalismo in cui si cerca di scavare, di aiutare il lettore a rintracciare un senso nelle cose: che cosa significa, a Mosul, dialogare con i musulmani dopo che ti hanno ucciso un parente? Quali sono gli interessi economici dietro a certe guerre e magari anche dietro a certi silenzi editoriali?».

Eppure, in questo quadro abbastanza desolante, «quando c’è qualcuno che ha una storia grande da raccontare - ha ricordato Fazzini, citando anche alcuni degli ospiti del Festival, da padre Alejandro Solalinde a suor Rosemary Nyirumbe - le persone sentono il desiderio di entrare in dialogo con loro, attraverso eventi come questo di Brescia o magari attraverso le pagine di un libro o di un giornale. Il mondo missionario ha delle perle in casa, dobbiamo ricordarci di dare loro una lucidata».


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