Premio Cuore Amico 2017

Una laica, una suora e un prete, in tre diverse parti del mondo ma con l’unico obiettivo di essere annunciatori gioiosi del Vangelo


Pubblicato il 14 Ottobre 2017
Premio Cuore Amico 2017
Cristina Togni, suor Giannantonia Comencini e don Tarcisio Moreschi: questi i nomi dei vincitori del Premio Cuore Amico 2017. Una laica, una suora e un prete, in tre diverse parti del mondo ma con l’unico obiettivo di essere annunciatori gioiosi del Vangelo, testimoniando concretamente la Parola di Dio in realtà difficili.
La consegna del premio, avvenuta nella mattinata di sabato 14 ottobre, nel Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia, è stata presentata dalla giornalista e conduttrice tv Licia Colò, entusiasta nel riconoscere “la luce meravigliosa che brilla negli occhi dei missionari”, simbolo di una gioia che “sembra ormai divenuta rarissima”, ma che torna a vivere nella sala gremita di gente.
Ad introdurre la premiazione il sindaco Emilio Del Bono che, orgoglioso del momento, ha parlato di Brescia come terra di missione e di missionari: una città multiculturale e multireligiosa, che ha fatto della diversità il suo “alfabeto di fratellanza”.

La prima a essere premiata è stata Cristina Togni, missionaria laica del Pime, che a trent’anni ha deciso di recarsi in Cambogia, spinta da un “qualcosa che ho sentito dentro: una grazia, un dono”. Parla del primo periodo nel Paese come di un momento difficile, a causa della cultura e della mentalità diverse, ma che ha imparato a conoscere grazie alla passione e alla voglia di fare. Il suo impegno è particolarmente rivolto ai giovani con disabilità mentale. Infatti, dove opera, il disagio è visto come conseguenza del karma: per questo i bambini vengono lasciati fuori dalle porte di casa, nutriti dai familiari, ma senza essere considerati parte del nucleo. Per garantire loro una vita dignitosa e umana, la missionaria intraprende percorsi di formazione assieme alle famiglie, aiutandole ad accogliere questa difficoltà. Con il premio (50mila euro), Cristina vuole aiutare le comunità cristiane, la scuola dei Gesuiti e dei bambini autistici, situate nelle varie zone del Paese.

La storia di suor Giannantonia Comencini, missionaria comboniana, 97 anni, è scritta sulla sua pelle: vi “si può leggere la tessitura degli anni insieme al sorriso, che non le manca mai”, dichiara Licia Colò. Arrivata in Eritrea “ubriaca dal dolore e dalla fatica” a causa della forte febbre, vi è poi rimasta per 69 anni, insegnando nelle scuole ed educando alla pace e al rispetto.
Il segreto della sua vitalità sta, come racconta con memoria vivida, in un fatto accadutole da giovane tra i banchi di scuola quando, dopo aver trovato una busta per raccogliere soldi destinati alla missione, vi scrisse “Signore, tu sai che ti amo. Oggi ti dono un po’ del mio stipendio, domani ti darò la vita”.
Il premio le è stato conferito non solo per l’impegno passato ma anche per non essersi mai fermata nella sua attività, nonostante la pensione: infatti, va ancora a piedi a cercare “gli ultimi degli ultimi”. I soldi del premio serviranno a costruire un asilo per i bambini “che non hanno niente”.

L’ultimo a essere premiato è stato don Tarcisio Moreschi, fidei donum in Tanzania, presentato dalla moderatrice come “prete vulcanico”. Malgrado definisca la propria vita “tranquilla”, descrivendola con parole umili, moltissime sono le ore spese nel lavoro che dal 1976 continua a compiere in Africa. Oltre alla pastorale, si occupa anche di visitare le case delle famiglie della comunità cristiana, per comprenderne da vicino le prospettive e le speranze. Inoltre, la sua opera si concretizza anche nella costruzione di chiese: “io mi occupo di edificare solo le quattro mura e una sorta di tetto; del resto (banchi, altare e pavimento) si occuperà la gente” che, lavorando insieme, darà vita a una vera e propria comunità “che addolcisce il cuore”.
I soldi del premio verranno destinati a due villaggi di orfani, a un centro di riabilitazione di bambini disabili, a giovani e e malati di AIDS. “Il mio sogno”, aggiunge “è anche quello di aiutare le clarisse che abitano in un villaggio nel sud della Tanzania che hanno desiderio di trasferirsi in un convento più vicino alla città”.

A conclusione della premiazione è stato chiamato a intervenire mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo, che si è definito commosso nell’ascoltare gli interventi dei tre missionari. Con le loro testimonianze, i premiati non hanno infatti solo riempito i cuori della gente a cui hanno prestato aiuto nelle loro opere, ma anche quelli dei presenti all’evento.

 
 
 


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