Storie di missione al femminile

Tre storie di missione al femminile in contesti e con profili diversi, ma con un'anima comune: un mix straordinario di tenerezza e tenacia, istinto materno e lotta radicale alle ingiustizie.


Pubblicato il 14 Ottobre 2017
Storie di missione al femminile
Il titolo - “Il volto femminile della missione” - era rischioso: poteva essere lo spunto per il classico convegno di taglio teologico o fornire l’assist per rivendicazioni su un rinnovato ruolo della donna nella Chiesa, tanto giustificate quanto probabilmente inefficaci. Invece la conferenza di ieri, la quarta di giornata al Festival della Missione di Brescia, è stato ciò che prometteva: un incontro con dei volti. Quelli solari e profetici, ognuno a modo suo, di Sara Foschi, Angela Bertelli ed Enrica Lombardi (quest’ultima, scomparsa due anni fa, idealmente presente attraverso la testimonianza della nipote Aurora).
Le loro sono tre storie di missione al femminile, appunto, in contesti e con profili diversi, ma con un’anima comune: un mix straordinario di tenerezza e tenacia, istinto materno e lotta radicale alle ingiustizie. E’ il caso di Sara Foschi, missionaria laica della Comunità Papa Giovanni XXIII, in Bangladesh per 12 anni a lavorare con donne e bambini in condizioni non solo di povertà, ma di miseria (“quella che vivi quando ti viene tolta la dignità, quando vieni scartato”).
Partita giovanissima, con una prima esperienza in India, Sara racconta con grande sincerità: “Non ho mai scelto di ‘partire a vita’; ho solo detto dei piccoli sì. Come quello a un bambino di strada, che mi ha portato poi a mettere in piedi una casa famiglia e a diventare in qualche modo ‘mamma’ per tanti bambini, alcuni gravemente disabili.  O quello a un altro piccolo, arrivato da noi moribondo per la fame, che ha poi dato il ‘la’ a un nuovo filone di attività in ambito sanitario”. Nelle parole di Sara riecheggiano quelle, celebri, di papa Francesco sulla cultura dello scarto. “Non c’è stato niente di più importante che condividere la realtà di queste donne, che in Bangladesh subiscono ogni sorta di discriminazione: fare le pulizie con loro, chiacchierare fuori dalle scuole… Mi sono sentita una di loro e accolta nella mia fragilità; solo per questo ho avuto la forza di prendermi cura delle fragilità dell’altro”.
Un percorso simile, anche se spostato indietro di alcuni decenni e sfociato in un altro continente, è quello di Enrica Lombardi: bresciana di origini popolari, prima sarta e poi imprenditrice nel settore tessile, laica vicina all’Azione Cattolica, grande amica di Marcello Candia, la Lombardi ha avviato numerose attività economiche e socio-sanitarie per promuovere lo sviluppo di Burundi e Ruanda, salvando decine di persone nel dramma del genocidio degli anni Novanta. “Dare lavoro alle donne per dare loro dignità e benessere: questo è stata la bussola di mia zia, nell’Italia negli anni Sessanta così come in Africa negli anni più recenti. La sua è una spiritualità molto semplice ma molto radicata, vissuta nella quotidianità”.
La stessa quotidianità che ha cercato, anche con scelte insolite, suor Angela Bertelli, saveriana. “Ero in Thailandia da alcuni anni ma sentivo che era in crisi il mio modo di fare missione. Ho chiesto ai superiori un permesso per andare a vivere in una baraccopoli, per immergermi nella vita delle persone. Da questo fango sono rinata”. Il racconto della sua esperienza, che l’ha portata ad aprire una comunità per disabili e le loro mamme, la Casa degli Angeli, ha visibilmente commosso non pochi partecipanti: “Dovevo restare nello slum un anno, i superiori mi hanno lasciato per cinque. Nella Casa ho visto l’opera di Dio, questi bambini sono stati Gesù presente in mezzo a noi. La missione passa attraverso la convivenza, il farsi piccoli. Ma sapendo anche che è il Signore che agisce. Lavo i pavimenti, sturo i bagni intasati, ma non posso sturare la loro anima. Affidare tutti e tutto a Gesù ha sempre funzionato”. 
 



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