Don Sergio, il nuovo parroco di Brancaccio, “Sulle strade di padre Puglisi”
di Giuseppe Marinaro
Lo sguardo limpido e aperto è puntato sul mare di Palermo che scivola verso sera. La notizia è di quelle belle e diventa lo spunto per un incontro in amicizia. Perché don Sergio Ciresi, 55 anni, nuovo parroco di San Gaetano a Brancaccio, è sì prete d’azione, capace, alla guida della Caritas diocesana di comporre progetti di riscatto sociale e individuale, ma è innanzitutto un uomo che crede all’energia delle relazioni. “Accolgo tutto questo con fiducia e attesa – dice il sacerdote che lascia dopo anni la parrocchia di Montegrappa che ha amato e da cui è stato ricambiato – non sarà facile ma so anche che non sono solo, che c’è una comunità viva che in parte conosco”. La sua è una vocazione matura e il prossimo 25 giugno festeggerà qui i suoi primi 10 anni da presbitero.
Nella parrocchia e nel rione di padre Pino Puglisi, ucciso dalla mafia il 15 settembre del 1993 nel giorno del suo 56esimo compleanno, si aspettava con trepidazione la nomina del successore di don Maurizio Francoforte, per 16 anni pastore totalmente compenetrato con le sorti di questo territorio e dei suoi abitanti, morto nella notte della vigilia di Natale. Che l’arcivescovo Corrado Lorefice abbia alla fine indicato don Sergio, ben conosciuto qui per feconde collaborazioni, ha generato molto entusiasmo. “Accogliamo con gioia e speranza la notizia della nomina del nostro nuovo parroco, affidando il suo ministero nella nostra comunità parrocchiale alla protezione del Beato Giuseppe Puglisi”, è stata la prima reazione della comunità. “Se non lui chi? – sbotta d’entusiasmo Valentina Casella, tra le animatrici più attive - è una persona valida e dalle grandi doti umane, attento da sempre alle periferie”. Da poco Valentina è stata nominata da Lorefice direttrice del Centro diocesano “Padre Pino Puglisi Martire ucciso dalla mafia”, come a comporre un disegno che vuole sempre più rendere questo quartiere casa in cui si progetta la speranza. Lo sottolinea un’altra volontaria, Ida Gagliano: “Le cose si incastrano in modo sorprendente, sicuramente c’è lo zampino di qualcuno lassù. Da don Pino a don Maurizio... Ora preghiamo per Sergio, e vogliamogli bene soprattutto; si è presa una grande responsabilità, tra Brancaccio e Caritas” . E lui l’avverte “pienamente”, assicura parlando con Avvenire: “Don Pino ha lasciato a tutti una incommensurabile eredità. Io sento la sua presenza, è sempre accaduto. Quando fu assassinato, io ero lontano dal mondo ecclesiale. Ricordo quei fatti come un evento civile tragico e importantissimo. Nella mia formazione da sacerdote, mi sono affezionato a don Pino. Sarà come ritrovarlo, anche se, in un certo senso, siamo continuamente stati in contatto”.
La vita è febbrile a Brancaccio che si allunga su Ciaculli formando quasi una piccola città con i suoi 20 mila abitanti, tagliato ai lati dalle grandi arterie, corso dei Mille, via Oreto, viale Regione siciliana. Uno 'schiaffo urbanistico' quei casermoni disordinati, le troppe strade sgangherate, i sottopassi improvvisi. Senti una fitta nervosa. Poi sovviene quasi subito un pensiero che prevale e cioè che queste case e queste vie, con i suoi abitanti, le ha attraversate, amandole, il prete beato che ne ha fatto la sua vera 'parrocchia', la ragione della sua sfida sociale, pedagogica e pastorale. Che è la sfida di chi oggi decide di esserci ancora.
Le macchine intasano le strade contese dai ragazzini in bici; gente è affacciata alle finestre, altri sono seduti fuori dagli umili bassi che sembrano guardare intimoriti i vicini palazzoni, ma anche chiedere e ottenere protezione dalla chiesa amata dal prete martire, un edificio essenziale e gentile, con due grandi foto rassicuranti del Papa e di don Pino e le scritte: “Perché alla fine ogni vocazione, ogni missione è sempre un ricevere per dare”, esorta Puglisi; "In realtà però è lui che ha vinto in Cristo risorto", esclama Francesco.
I vecchi parlano seduti sulle poche panchine. Nel Centro Padre nostro è un via vai di operatori e giovani. Riecheggiano le parole rivolte dai fedeli alla fine di ogni Messa al loro 3P: "Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani, il tuo sangue ha fecondato le aride zolle di Brancaccio...".





