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I "dimenticati" della rotta turca

28 Febbraio 2023
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«Già vedevamo la costa, in un attimo la barca s'è spaccata e siamo finiti tutti in acqua». Poche le parole, molta la paura per i 79 sopravvissuti al naufragio di Cutro. Un'ennesima tragedia per la quale ci si chiede come ancora sia possibile che una barca malconcia, già avvistata poche ore prima del naufragio da parte di un aereo di Frontex, non arrivi a cento metri dalle coste italiane senza soccorsi. Uno sgomento dopo le tragiche testimonianze che pongono altri interrogativi: sia sulla responsabilità di un ennesimo episodio a fronte delle innumerevoli motivazioni che portano alle partenze di persone dai paesi in pieno conflitto come Afghanistan, Iran e Somalia.

I dimenticati della rotta turca

Come riportato anche su Avvenire i transiti lungo la via mediorientaleturca sono quelli in maggior crescita e gli arrivi in Calabria e Puglia sono da record: da 3.700 nel 2020 a 11mila persone nel 2021.

L’ultimo rapporto di Frontex, l’agenzia per l’immigrazione della Ue, riferisce che nel 2022 lungo la rotta turca e mediorientale sono approdati sulle coste europee 42.831 immigrati (la metà in Italia), il 108% in più rispetto al 2021. Un incremento più che doppio rispetto alla rotta del Mediterraneo centrale (quella libica) cresciuta “solo” del 51% e arrivata a 102.529 persone. Il record è della rotta balcanica terrestre, con 145.600 immigrati e un incremento del 136%.

Ma la “rotta turca” sta diventando sempre più un’alternativa meno faticosa, meno rischiosa, anche se molto più costosa. Ma quelli di Cutro non sono i primi morti lungo la rotta turca. Sia in Calabria che in Sicilia e Puglia. Il 10 gennaio 2019 una barca di 51 curdi, si incaglia a pochi metri dalla spiaggia di Torre Melissa, vicino a Crotone.

Le responsabilità e le cause

«La questione migranti va affrontata con umanità», spiega il Cardinale Zuppi.  Per il cardinale, «non possiamo ripetere parole che abbiamo sprecato in eventi tragici simili a questo, che hanno reso il Mediterraneo in venti anni un grande cimitero». «Occorrono scelte e politiche, nazionali ed europee, con una determinazione nuova e con la consapevolezza che non farle permette il ripetersi di situazioni analoghe», precisa il presidente della Cei.

 «La tragedia avvenuta al largo delle coste calabresi ci dice che quella barca che dovrebbe farci sentire con-sorti, accomunati da una simile sorte, resta per ora una speranza: il mondo continua a essere diviso in transatlantici e zattere, benestanti e disperati, stanziali e migranti per forza». Lo afferma in una nota don Luigi Ciotti, presidente di Libera e del Gruppo Abele. “Sì perché bisognerebbe smetterla di chiamarle migrazioni: sono deportazioni indotte! – prosegue – Nessuno lascia di sua spontanea volontà gli affetti, la casa, affrontando viaggi rischiosi in mano a organizzazioni criminali e in balia degli eventi atmosferici. Lo fa solo perché costretto da un sistema economico intrinsecamente violento, sistema che colonizza, sfrutta e impoverisce vaste regioni del mondo”.

 

 

La redazione