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Ora d’aria: non serve perdere la libertà per capirne il valore

30 Settembre 2022
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Giovedì sera è continuato con un dialogo sul palco tra Diego Curcia, Rafael Garrido e Patrik Zaki (in diretta da Il Cairo)

 

Milano, 29 settembre 2022 – “Se diventiamo ciechi scopriamo quanto era bello vedere. Se veniamo incarcerati scopriamo la libertà, cose che, erroneamente, prima davamo come acquisite per sempre”.

Un ospite che viene da lontano, ma è stato vicino a tutti noi: Patrik Zaki è intervenuto al Festival della Missione in collegamento da Il Cairo in piazza delle colonne di san Lorenzo. È conosciuto come attivista e ricercatore che, nel febbraio 2020, è stato imprigionato al suo rientro in Egitto da Bologna, città dove studiava per un master. Dopo questo incontro giovedì 29 settembre grazie alle puntuali (e curiose) domande del giornalista Diego Cugia, autore radio televisivo e sceneggiatore, è stato possibile conoscere un po’ di più Zaki.

Rafael Garrido ha aperto l’incontro, intervistato da don Alberto Ravagnani: un amico e compagno di corso all’università a Bologna di Zaki: “Ci siamo conosciuti per caso all’università – ha raccontato – Ricordo in particolare la sua passione per il calcio e il suo importante impegno civico: lavorava per i diritti umani in un contesto molto difficile, in Egitto. Voleva far sì che la società fosse più giusta e questo mi ha sempre affascinato”.

Poi tutto è cambiato: dopo un esame di metodologia femminista Patrik e Rafael sono andati a mangiare e ballare insieme. “Poi ci siamo salutati frettolosamente perché pensavo che ci saremmo visti di lì a poco. Solo che gli eventi sono precipitati e Patrik è stato arrestato”. Si è svegliato come in un altro mondo e, con compagni di corso e insegnanti, sono scesi in piazza a manifestare in una trentina di persone, ma nei giorni successivi Bologna si è accesa per Patrik. “È anche grazie a voi che la storia di Patrik è arrivato a noi e che la sua testimonianza ha ispirato tutti” ha aggiunto don Ravagnani.

In collegamento streaming è poi arrivato l’ospite tanto atteso, Patrik Zaki intervistato da Diego Cugia:

Cosa hai pensato nei primi momenti che sei stato arrestato?

Ho capito subito che era collegato a quello che avevo scritto sui cristiani copti per un quotidiano online libanese contro il governo egiziano.

Quando si viene chiusi in carcere senza nemmeno sapere l’accusa: hai avuto un crollo psicologico?

Non ho mai pensato che avessi sbagliato ad affermare quello che ho scritto, ho espresso la mia opinione, anche se l’oppressione del carcere mi ha fatto stare male. Non ho mai smesso di credere nella possibilità di portare avanti la sensibilizzazione dei diritti umani, di risollevarmi e questo mi ha certamente sostenuto per andare avanti. Lo credo tutt’oggi.

Avevi una qualcosa di piccolo, che tenevi in prigione, al quale attaccarti?

All’inizio non avevo nulla con me al quale potevo attaccarmi, ma poi ho iniziato a leggere le scritte sulle pareti e ne ho fatte alcune. Di solito si scrive della sensazione della libertà che manca ed è stato questo quello che mi ha accompagnato in quei mesi (Zaki è stato imprigionato per 22 mesi in Egitto).  

In carcere si impara a dare valore a qualsiasi cosa. A volte arrivava un pacco dalla mia famiglia con del cibo e mi dava la forza per andare avanti.

Donarsi agli altri ci libera dalla prigione dell’ego con delle semplici parole: “sia fatta la tua volontà”. Questo coraggioso arrendersi ha un miracoloso potere. Tu preghi? E che valore ha la religione nella tua vita?

Credo che sia una domanda filosofica: non mi sono mai legato alla religione o ad un libro sacro. Per me è qualcosa di personale. Non ho mai espresso la mia fede religiosa. Posso chiedere da Dio che mi renda libero. Per me la religione resta qualcosa di personale, alla quale però do molto valore.

Una domanda legata all’attualità politica italiana, hai ancora voglia di tornare in Italia dopo le elezioni del 2022?

Voglio tornare in Italia quanto prima perché posso esprimere la mia opinione, posso continuare il mio lavoro dei diritti umani e religiosi. Voglio sentirmi in un ambiente dove ci sia libertà di espressione senza il timore di essere incarcerato.

Non solo l’Egitto non rispetta i diritti umani, ma anche in Europa e nel mondo questo accade: cosa ne pensi?

Penso che dovremo lavorare di più in questo campo e fare di più per il rispetto dei diritti umani ovunque, dovunque e sempre. È una battaglia continua.

Che cosa ti commuove e ti emoziona nell’avere sangue egiziano?

Non credo ai legami di sangue, ma a quelli emotivi. Sono molto connesso con l’Egitto, lì sono nato, l’amo, sono cresciuto qui, ho studiato, ho avuto giorni belli e brutti, è questo che conta per me. È un paese che è pieno di storia e cultura.

La luce pian piano è scesa sulla piazza, ma i partecipanti si sono alzati con una luce diversa nei loro occhi e nel cuore: grazie ad una testimonianza di vita vera, di libertà e di resistenza come quella del giovane Zaki.

Eleonora Murero

Scrivere. Leggere. Viaggiare. Informarsi. Tanti modi per definirsi quando in realtà sono solo tante io! Sono una giornalista pubblicista, da febbraio 2022, e scrivo per il Giornale di Desio dal 2018. Lavoro anche nell’ambio della comunicazione digitale, dal 2020, in un’azienda che si occupa di marketing settore salute. Mi sono laureata all’Università Statale di Milano in scienze politiche e filosofiche. Sono stata in missione in Thailandia ad agosto 2022. Da sempre faccio parte dell’oratorio della mia città, Desio, e sono educatrice 18/19enni.