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San Bernardino, dispensa dalla Messa per chi teme i controlli migratori

12 Luglio 2025
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In una diocesi americana dove oltre la metà della popolazione è di origine latinoamericana, e dove la fede cattolica si intreccia con la precarietà legale di migliaia di famiglie, la Messa domenicale può diventare una scelta tra partecipazione alla vita spirituale e il rischio di essere fermati o espulsi. Per questo monsignor Alberto Rojas, vescovo di San Bernardino, in California, ha scelto di compiere un gesto raro ma profondamente pastorale: dispensare i fedeli dall’obbligo di partecipare alla Messa domenicale se temono un controllo da parte delle autorità per l'immigrazione.

Il decreto, firmato l’8 luglio 2025, riconosce che il clima di crescente tensione e insicurezza causato dalle attività dell’ICE (U.S. Immigration and Customs Enforcement) può scoraggiare la partecipazione alla vita ecclesiale. A chi, dunque, è colpito da un «timore reale» di subire un fermo o un’espulsione mentre si reca in chiesa, è concessa la dispensa dal precetto festivo, come previsto dal Codice di Diritto Canonico, quando il vescovo lo ritenga necessario per il bene spirituale dei fedeli.

Una diocesi multietnica sotto pressione

Fondata nel 1978, la diocesi di San Bernardino si estende su un territorio vasto e complesso, che comprende le contee di Riverside e San Bernardino, dove i latinoamericani rappresentano oltre il 50% della popolazione. Oltre 1,5 milioni di cattolici fanno parte di questa Chiesa locale che, come tante altre nel sud-ovest degli Stati Uniti, si trova oggi a essere rifugio e sostegno per comunità vulnerabili. Negli ultimi mesi, le autorità federali hanno intensificato le operazioni di controllo, compresi raid e fermi anche nei pressi di edifici religiosi. In una lettera aperta diffusa già alla fine di giugno, monsignor Rojas aveva denunciato con forza la gravità della situazione: «Abbiamo assistito ad almeno un caso di agenti ICE che sono entrati in una proprietà parrocchiale e hanno sequestrato diverse persone. Non dovrebbe sorprendere che tutto ciò stia creando un'enorme quantità di paura, confusione e ansia. Non è conforme al Vangelo di Gesù Cristo che ci guida in tutto ciò che facciamo». La partecipazione alla Messa è calata drasticamente in molte parrocchie della diocesi, soprattutto a quelle in lingua spagnola, in alcuni casi fino al 50% in meno.

Una Chiesa che accompagna, non abbandona

Il decreto di Rojas non è solo una misura amministrativa, ma un gesto pastorale di cura e prossimità. Oltre alla dispensa, si esorta i fedeli colpiti da questa situazione a mantenere la comunione spirituale con Cristo e la Chiesa attraverso la preghiera personale, la lettura delle Sacre Scritture, la recita del Rosario o della Coroncina della Divina Misericordia, e – se possibile – la partecipazione a Messe televisive o online.

Allo stesso tempo, il vescovo chiede ai parroci e ai ministri di mostrare vicinanza e rassicurazione: «Le nostre parrocchie devono essere luoghi dove ogni persona si senta benvenuta, sicura e ascoltata. Chi ha paura non deve restare solo. I nostri pastori devono esplorare forme di catechesi e preparazione ai sacramenti accessibili anche a chi non può frequentare gli incontri programmati». Questo tipo di dispensa canonica è inusuale, riservata di solito a situazioni straordinarie – come durante la pandemia – ma perfettamente ammissibile secondo il diritto della Chiesa quando le circostanze lo richiedono. L’obbligo della Messa festiva (can. 1247) può infatti essere sospeso se vi è un grave motivo, come una malattia, un pericolo, o – come in questo caso – un fondato timore per la propria sicurezza personale e familiare.

«Non hanno altra scelta»

In un messaggio successivo, datato 10 luglio, il vescovo Rojas ha voluto spiegare il senso più profondo del suo gesto, al di là della norma canonica: «Le comunità di immigrati di cui parlo sono persone che sono qui da anni senza altri problemi se non quello del loro status legale. Hanno contribuito al benessere della comunità più ampia. Molti di loro sono qui per salvare le proprie famiglie. Non avevano altra scelta». Parole che richiamano la dottrina sociale della Chiesa, che da sempre chiede che i migranti e i rifugiati siano trattati con dignità, umanità e giustizia.  La diocesi di San Bernardino non è la sola ad aver reagito. Già nel maggio scorso, dopo una serie di raid contro immigrati a Nashville, la diocesi locale aveva dichiarato che “nessun cattolico è obbligato a partecipare alla Messa se questo mette a rischio la sua sicurezza”.

La redazione