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Sul concime della sofferenza cresce l’albero della vita

28 Marzo 2025
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*Articolo pubblicato su La Newsletter di Madda da Haiti di Maddalena Boschetti

Desidero provare a spiegare il significato delle parole che abbiamo scelto come motto della nostra associazione: “Sul concime della sofferenza cresce l’albero della vita” e desidero provare a farlo parlando dei tanti modi in cui, qui in Haiti, possiamo perdere la testa.
Disordini da sindrome post-trauma, ansia, depressione, comportamenti border-line, perdita di controllo, follia, semplice risposta umana a ciò che viviamo, ai fatti che possono accaderci improvvisamente, inaspettatamente, fatti disumani anche, ma ormai parte della nostra realtà haitiana, oppure logorio lento, anni di privazioni, speranze deluse, ingiustizie subite senza poter reagire.

Un’immagine di serenità dalla la casa di accoglienza Foyer Papa Nou a Port-au-Prince, gestita in collaborazione con l’Associazione Papa Giovanni XXIII

Una storia che fa male

Anche i nostri vescovi, nella loro lettera quaresimale, hanno citato un fatto terribile, disumano: una giovane madre, impazzita, si è lasciata morire dopo essere stata costretta ad assistere alla morte del suo bimbo di pochi mesi, strappatole dalle mani e gettato vivo nelle fiamme da un gruppo di banditi di una gang, così, senza un motivo.
I nostri vescovi citano questo fatto, chiedendo di rintracciare e punirne gli autori e citano “l’ampiezza del male che ci colpisce”, il fatto che gli autori dei tanti crimini di cui siamo testimoni “abbiano perduto la nozione del bene e del male”, riflesso di “una società malata, minata da ingiustizia, corruzione e miseria” e siano “in condizione di agire in tutta impunità ed apparentemente anche protetti”.
I vescovi si chiedono di chi sono le mani assassine e al soldo di chi agiscono per mettere in opera questo progetto di distruzione del paese e denunciano la complicità di coloro che hanno il potere e l’autorità di metterli in condizioni di non nuocere e non lo fanno.

Domande senza risposta

Chiedo a voi e a me stessa: gli autori di questo gesto non hanno forse perso anche loro la ragione, consumati da droghe, alcool e delirio di onnipotenza violenta e armata, vendendo la loro umanità a coloro che li usano per i loro satanici scopi?
Quanti giovani, ragazzi, bambini di questa generazione hanno perso la testa, entrando nei ranghi dei banditi e assuefandosi non solo alle droghe, ma ad ogni genere di violenza? Quanta parte di questa generazione abbiamo già perso? Quanta ne perderemo ancora?

Nel silenzio della Sofferenza Psicologica

Alla fine di gennaio uno dei miei ragazzi, in preda alla depressione, splendidamente mascherata da mesi o da anni, ha tentato di togliersi la vita, impiccandosi. Lo abbiamo trovato per miracolo, appena in tempo. È vivo per miracolo. Dico ancora: per miracolo.
Da allora non lo lasciamo un istante, cerchiamo di fargli sentire il nostro bene, il nostro desiderio di aiutarlo.
Per miracolo, abbiamo avuto da un medico straniero alcuni farmaci per la depressione. Alcuni medici e psichiatri mi stanno aiutando a distanza a capire come aiutarlo e cosa fare qui, in questa situazione, senza farmaci, senza accompagnamento da parte di psicologi, con l’enorme difficoltà di non poter contare sulla comprensione piena della comunità intorno a noi, portata a interpretare il suo gesto in altro modo e a giudicare.
Cerchiamo di andare avanti un passo dopo l’altro, senza la pretesa di poter vedere la soluzione, consci che come lui tanti altri giovani perdono il controllo della propria mente. Lui, rispetto a tanti, è fortunato.

Se noi, che sappiamo di essere rimasti scioccati, riconosciamo in noi i segni evidenti di questo trauma, cosa dire delle migliaia di genitori, fratelli, amici di chi ha subito violenze e traumi e lutti di ogni genere e che non ha nemmeno le parole per esprimere ciò che sente?

La speranza più forte della paura

E, nonostante tutto, la resistenza di questo popolo meraviglioso è enorme. La resilienza è stupefacente. La voglia di vivere, comunque e nonostante tutto, è un dono del cielo. Ogni giorno sono i più poveri, i più semplici che ci insegnano ad andare oltre, a sorridere, comunque, a non abbandonarci alla paura del domani. È in loro che il Signore mi insegna la Speranza.

Maddalena Boschetti