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Avviato il “Progetto carcere” ad Agrigento

11 Gennaio 2022
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“Il crimine indebolisce e deturpa la personalità dell’individuo, ma non la nega”, diceva il cardinale Carlo Maria Martini. Da questa consapevolezza nasce un tipo di giustizia che ha per obiettivo la riparazione del “danno” inflitto alla vittima più che la punizione del colpevole. Per questo si chiama “giustizia riparativa”. Il punto di partenza è l’acquisizione di consapevolezza da parte del responsabile del delitto, attraverso la rivisitazione della propria storia. La narrazione, come percorso di crescita e maturazione, è la sfida del “Progetto carcere” promosso dal Festival della Missione negli istituti di Agrigento e Campobasso, mentre a San Vittore si incentrerà sul dialogo fra religioni.

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Dopo l’avvio nella Casa Circondariale milanese, ora è il turno di Agrigento, dove il programma è cominciato il 16 dicembre.

Ha preso avvio presso la sezione femminile della Casa circondariale di Agrigento il progetto ispirato al paradigma della giustizia riparativa promosso dal Festival della Missione. 

Ad attendere gli operatori, che da Palermo hanno impiegato diverse ore a raggiungere il carcere, un gruppo di giovani detenute di diversa nazionalità.

Lo spazio che si è aperto è stato ben presto riempito da un turbinio di voci, ciascuna intrisa di desiderio di ascolto e di condivisione della propria storia e della sofferenza che la caratterizza.

Ieri, fuori, come oggi, dentro.

Non è mancato il silenzio di chi, sussurrando, ha ribadito che scegliere di non parlare non equivale a non aver nulla da dire.

È stata così avanzata la proposta di lavorare insieme per rendere comunicabili tante e tali passioni, per trasformare l'esperienza di ciascuna in un messaggio che sia costruzione di un ponte tra il carcere e la società civile.

Un avvio intenso per un percorso che verrà sviluppato nei primi mesi di questo nuovo anno, ormai iniziato.

La redazione