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Donne senza frontiere: il progetto di Avvenire per dare voce alle giornaliste del Sud del mondo

06 Marzo 2025
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Le storie delle donne spesso rimangono nell'ombra, soprattutto quando provengono da contesti difficili, segnati da conflitti, discriminazioni e restrizioni alla libertà. Eppure, proprio lì, il giornalismo diventa una forma di resistenza e di cambiamento. Con l'iniziativa “Donne senza frontiere”, Avvenire sceglie di accendere i riflettori su queste voci dimenticate, mettendo in rete dieci realtà giornalistiche indipendenti del Sud del mondo per raccontare le sfide che le donne affrontano ogni giorno.

Dal Libano al Messico, dall'Afghanistan alla Somalia, passando per l'India e il Perù, questi gruppi di giornaliste raccontano le lotte quotidiane delle donne nei loro Paesi. Con inchieste su istruzione, violenza di genere, discriminazione, ma anche sulle opportunità di riscatto e sul ruolo dell'empowerment femminile, la campagna vuole proporre una narrazione alternativa, lontana dagli stereotipi e dai racconti emergenziali che dominano spesso i media occidentali.

A partire dall'8 marzo, ogni quindici giorni Avvenire pubblicherà un reportage curato da una di queste reti. I contenuti saranno disponibili sia sul giornale sia online, in italiano e in lingua originale, per garantire la massima diffusione delle testimonianze. L'obiettivo è chiaro: dare spazio a chi vive sulla propria pelle certe realtà, offrendo un racconto autentico e approfondito delle sfide che le donne affrontano in diversi angoli del pianeta.

L'importanza di questa iniziativa è stata sottolineata durante la conferenza stampa di presentazione del progetto. «Sostenere e mettere in re te il lavoro delle giornaliste del Sud del mondo è la rivoluzio ne necessaria anche al nostro modo di raccontare il mondo e le migrazioni», ha dichiarato Nello Scavo, inviato di Avvenire. Il direttore del quotidiano, Marco Girardo, ha aggiunto: «La realtà è quella che si costruisce attra verso la testimonianza diretta di chi vive il conflitto, la pover tà, la speranza. E spesso, trop po spesso questo racconto ha un volto femminile». Tra le prime testimonianze che verranno pubblicate, ci saranno reportage sull'istruzione femminile in Afghanistan, dove le ragazze possono accedere solo alle scuole religiose, le storie di resistenza delle donne yazide in Iraq dopo il genocidio, le battaglie delle attiviste messicane per la difesa dell'acqua e la lotta contro i matrimoni precoci in Uganda.  A raccontare il proprio lavoro e il senso della loro missione sono state anche alcune delle giornaliste coinvolte. Zahra Joya, fondatrice di Rukhshana Media in Afghanistan, ha sottolineato come il giornalismo sia l'unico strumento di resistenza per le donne in un contesto di repressione. Dalla Somalia, Hinda Abdi Mohamoud di Bilan Media ha evidenziato le difficoltà di essere una giornalista donna in un ambiente ostile, mentre Juwan Shro, attivista e reporter yazida, ha ricordato quanto sia importante mantenere viva la memoria delle sofferenze e delle battaglie del suo popolo. Con “Donne senza frontiere”, Avvenire non solo si fa megafono di queste storie, ma contribuisce a costruire una rete di solidarietà e informazione.

La redazione