In ricordo dell’ambasciatore Luca Attanasio, in missione di pace
«Fare l’ambasciatore è un po’ come una missione. Quando sei un rappresentante delle istituzioni hai il dovere morale di dare l’esempio», aveva dichiarato Attanasio nel discorso in occasione del conferimento del premio internazionale Nassirya per la Pace, il 12 ottobre 2020, a Camerota (Salerno). Era consapevole dei pericoli, ma più forte, in lui, era l’impegno profuso in missioni umanitarie, che, dalle radici nell’oratorio di Limbiate (la fede cresciuta dedicandosi al prossimo), avevano portato Luca Attanasio a farne una scelta di vita, una vera e propria vocazione, da vivere ogni giorno. Luca era un diplomatico che aveva fatto del suo lavoro una missione di pace.
Anche quel 22 febbraio 2021: l’obiettivo della missione in cui era coinvolto era quello di proteggere i civili e consolidare la pace nella Repubblica Democratica del Congo, la missione di peacekeeping Monusco delle Nazioni Unite. Ma, all’improvviso, in un’area dove imperversavano da anni scontri violenti tra gruppi armati, il suo convoglio rimase vittima di un attentato: l’ambasciatore Luca Attanasio perse la vita, insieme con il carabiniere di scorta Vittorio Iacovacci e l’autista del convoglio ONU Mustapha Milambo.
«Luca ha dato senso alla sua vita e anche alla sua morte», aveva testimoniato Zakia Seddiki, moglie di Luca e attivista, fondatrice dell’associazione umanitaria ong Mama Sofia, proprio durante la conferenza stampa di lancio del Festival della Missione, il 25 ottobre 2021.
«La vita è missione, è dare, è amare senza aspettarsi nulla in cambio, è condividere», e aveva ringraziato «i missionari di tutto il mondo per il senso della vita che danno tutti i giorni».
Ad un anno dalla sua scomparsa, ricordiamo l’ambasciatore di pace Luca Attanasio, attraverso il ritratto più autentico tracciato dalla moglie Zakia Seddiki (cui era unito da un amore profondo, in grado di superare la diversità di cultura e religione e con cui ha avuto tre figlie), contenuto nella prefazione, che pubblichiamo, del libro a lui dedicato “Luca Attanasio - Storia di un ambasciatore di pace” di Fabio Marchese Ragona.
“Luca Attanasio - Storia di un ambasciatore di pace”
Prefazione di Zakia Seddiki
Pensare a Luca, ricordarlo con i suoi pregi e i suoi difetti, è sempre una ferita che si riapre. Ma devo farlo, perché tanti giovani possano prendere esempio dalla sua vita. Avrei il desiderio, qui, di parlare di lui al presente e non al passato perché il mio amore non è mai andato via. È sempre con me, è sempre con noi. Ma so che la realtà, spesso dura e crudele, va affrontata e accettata.
Luca era un modello di giovane italiano, entusiasta, cresciuto come un ragazzo qualunque, legato alla famiglia, agli amici e con tante passioni, con l’amore per il calcio. Luca era l’ambasciatore che ha ben rappresentato l’Italia e il corpo diplomatico nel suo impegno di tutti i giorni. Il suo nome è diventato famoso, purtroppo, dopo quel maledetto 22 febbraio: era con Vittorio, il giovane militare educato e dolce e Mustafa, il congolese che non era mai sicuro di tornare a casa.
Questo libro nasce perché la sua morte possa essere come un fiore che sboccia per tanti altri che vorranno seguire il suo esempio, per aprire la curiosità di chi vuol conoscere meglio la vita di questo giovane ambasciatore che era il figlio, il padre, l’amico, il marito.
Chi era Luca? Era un sognatore che guardava il mondo come un bel giardino, sempre con grandi motivazioni che gli hanno permesso di raggiungere i propri obiettivi, molto serio e preciso al lavoro: nonostante il viso d’angelo, si arrabbiava molto se le cose non erano fatte con correttezza e onestà. Ma allo stesso tempo era un uomo che aveva la capacità di offrire un ambiente sereno per lavorare in una grande squadra.
Era spontaneo e tanto goffo come un bambino, portava gioia ovunque passasse: simpatico e sempre pronto a fare una battuta. Il sorriso, insomma, non lo abbandonava mai. Aveva davvero un cuore giovane e questo riusciva a farlo trasparire. Una volta in un negozio, in fila davanti alla cassa, io e Luca avevamo dietro a noi una signora con una bellissima bambina di 5/6 anni. La piccola a un certo punto si è messa davanti a mio marito e la mamma le disse: “Lascia passare il signore…”. La dolce risposta della bimba è stata: “Mamma, ma non è un signore, è un ragazzo!”.
Aveva tante passioni, il mio Luca, e amava in particolare l’arte: quando ha smesso di dipingere per mancanza di tempo si era interessato all’arte africana tanto da aver pensato di fare un catalogo. Un sogno che sarà realizzato da me e da chi gli voleva bene. Perché Luca è vivo in ogni persona che crede al suo percorso, che lo prende come esempio e che porta avanti i suoi sogni con umanità e amore.
Luca, mio dolce “Tintin”, grazie per quello che hai lasciato nel cuore delle persone che hai incontrato. Grazie d’avermi dato l’occasione di vivere come in una favola, da raccontare alle nostre tre principesse. Grazie per la nostra storia d’amore, intensa, piena di risate, di difficoltà. Solo l’amore poteva risolvere qualunque cosa. Grazie per tutte le avventure che abbiamo vissuto, per tutto ciò che abbiamo condiviso insieme.
Rimarrai nel mio cuore per tutta la vita. Ti amerò per sempre.
La tua Zakia.
Pubblicato per Piemme da Mondadori Libri S.p.A.
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