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Terremoto e cattivi esempi: dalla Turchia ad Haiti

16 Febbraio 2023
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Il terremoto che ha colpito la regione di confine fra Turchia e Siria ha portato oltre 41.000 vittime e distruzioni epocali. Un evento raro che dall’altro ha riportato alla luce le tantissime contraddizioni di questi Paesi. I giorni passano, la tragedia del terremoto continua e servono maggiori aiuti. Eppure la comunità internazionale è troppo presa sul fronte della guerra e delle armi. Ritardi che hanno provocato proteste antigovernative in Turchia, mentre in Siria – peraltro Paese già in guerra – la frammentazione nel controllo del territorio da parte di governativi, ribelli e fondamentalisti non aiuta di certo.

Dalla Siria ad Haiti: cattivi esempi da non dimenticare

Una scossa di terremoto che ha fatto tornare alla luce un’altra gravissima strage capitata il 12 gennaio 2010 alle 16:53 ad Haiti. Un terremoto di 7 gradi Richter che ha devastato la capitale di Haiti, Port-au-Prince. Sotto le macerie sono morte oltre 200mila persone. E come riporta Lucia Capuzzi su Avvenire, «la scossa di terremoto è stato l'ultimo dei tanti cataclismi - naturali ma soprattutto sociali e politici - che si sono abbattuti sull'isola nei suoi duecento anni di storia indipendente, trasformando la "perla nera dei Caraibi" nel Paese più povero dell'emisfero occidentale». Dopo il sisma del 2010, che uccise 316mila persone, il mondo promise di «ricostruire meglio»

Gli aiuti record da 6,4 miliardi hanno edificato cattedrali nel deserto e le gang imperversano

Il quadro di Lucia Capuzzi continua. «Dall’alto sembra un Paese normale, ma non è così perché la capitale di Haiti vive da decenni una guerra che ulteriormente è peggiorata in questi ultimi mesi». «Una tensione che ha portato gran parte della città sotto il controllo di gang armate, che sfidano e controllano il territorio, sottomettendola secondo le leggi feroci e sotto l’indifferenza del mondo. Si tratta di una guerra che non si capisce ma il quadro è di quattro rapimenti al giorno, e almeno due omicidi quotidiani registrati, anche se in realtà sono molti di più. Ci sono strade che si che non si possono ovviamente percorrere e le persone che devono andare a piedi non possono muoversi: questo impedisce le scuole di funzionare, gli ospedali di essere operativi e sta contagiando la vita delle persone».

Come descrive Lucia, nel suo report che ne fa dalla capitale, "Il terremoto doveva essere uno spartiacque. In effetti lo è stato, ma non nel significato sotteso alle promesse di 13 anni fa. Ha segnato non un nuovo inizio bensì la distruzione di quel che restava dello Stato haitiano".

E anche l'attuale conflitto ha fatto saltare anche il consueto omaggio alle vittime del terremoto. 

I numeri di una guerra dimenticata

Sono nel 2022 ad Haiti a causa delle violenze delle gang sono 1.448 i morti, 1.145 i feriti e 1.005 i rapiti. Numeri paragonabili a quelli di un conflitto su larga scala. Le bande armate – 200 in tutto il Paese – hanno continuato e continuano a guadagnare potere di fronte ad uno Stato inesistente. Nonostante gli innumerevoli appelli, anche da parte dei Vescovi, per fermare la follia omicida dell'odio da parte dei gruppi armati, la situazione non è migliorata.

E parlando di aiuti, si intuisce che non è soltanto un problema di carenze. «Il problema non è mettere a disposizione dei fondi. Ma trovare la modalità corretta di farlo», spiega Sergio Gatto, ambasciatore dell’Ue ad Haiti. Un tragico monito per le ricostruzioni in Turchia e in Siria.

Lucia Capuzzi