I flussi migratori raccontati con i podcast
Gli studenti stanno realizzando dei prodotti audio sui conflitti e le crisi “dimenticate” per il Master in giornalismo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
Perché le persone emigrano? Abbiamo consapevolezza della complessità del fenomeno migratorio?
Quali fattori lo determinano? Dove si concentrano i flussi migratori?
Molte persone scelgono di emigrare per migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro.
In diversi casi le persone lasciano i Paesi di origine per lasciarsi alle spalle povertà, insicurezza, o per fattori socio-politici, ma sempre più spesso, tra le cause di questo fenomeno, registriamo anche conflitti e guerre dimenticate, cambiamenti climatici...
Il Master in giornalismo dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dell'Alta Scuola in Media, Comunicazione e Spettacolo ALMED, si è “collegato” alla riflessione che il Festival della Missione 2022 si propone, partecipandovi con un progetto specifico, che andasse ad approfondire queste tematiche e provando a raccontarle attraverso gli strumenti di comunicazione ritenuti più idonei.
L'idea della produzione di podcast è sembrata la proposta migliore, per Laura Silvia Battaglia, giornalista e documentarista e coordinatrice del progetto, per accompagnare i giovani studenti nella realizzazione di questa forma alternativa di comunicazione che ha ridefinito la fruizione dei contenuti audio ed è cresciuta enormemente a livello globale.
Nel tema delle migrazioni, delle persone sfollate interne o richiedenti asilo, oltre a interrogarsi ed indagare le cause di questo fenomeno, sono stati considerati anche i Paesi attorno a quelli interessati, che a volte diventano destinazione, o almeno passaggio, di questi flussi, accogliendo i migranti, come Etiopia ed Eritrea, legate al fenomeno migratorio degli sfollati interni.
«Un altro tema sul quale gli studenti si stanno misurando è quello invece che riguarda la zona tra l'Iraq e la Siria, dove però c'è anche il confine turco, che in questo periodo tra l'altro è particolarmente interessato a un conflitto che è comunque rinascente tra la Turchia e le aree a controllo curdo - ci spiega la coordinatrice Laura Silvia Battaglia -, Sia in Iraq che in Siria vi sono delle aree ad altissima densità migratoria, con un numero consistente di sfollati interni, ma anche migliaia e migliaia di persone che vivono nei Paesi vicini, appunto la Turchia, l'Iraq e il Libano. Poi c'è un'altra guerra dimenticata sulla quale stiamo lavorando, che è quella dello Yemen, dove c'è un dato interessante: le persone che possono fuggono dallo Yemen, ma lo Yemen è l'unico Paese del Golfo che ha firmato la Convenzione Internazionale per i rifugiati, quindi è un Paese che continua ad accogliere persone migranti che vanno via dal Corno d'Africa. Questo ci fa riflettere, perché comunque, pur essendo un Paese in guerra, è un Paese che accoglie il passaggio migranti, dalla Somalia, per esempio, e dall'Etiopia, dove sono molti i richiedenti asilo».
Individuare le aree nel mondo in cui sussistono situazioni di conflitto o altre emergenze che costringono alla fuga migliaia di persone permette di educare a un pensiero critico mostrando la complessità del problema, per essere in grado di comprendere le responsabilità dei governi dei singoli Paesi coinvolti, riconoscendo il ruolo giocato dalla comunità internazionale nella soluzione o nell'inasprimento di tali situazioni.
Oltre che in Africa e in Medio Oriente, lo sguardo si è allargato fino all'America. «Stiamo portando avanti anche un progetto interessante sull'America latina dove la questione riguarda soprattutto un fenomeno ambientale, cioè le aree cosiddette “corridoio secco” che sono quelle dell'America Centrale, con il fenomeno ambientale di desertificazione, che è sempre maggiore di anno in anno, e dove queste popolazioni si spostano quando non è più possibile coltivare e fare raccolti per la sussistenza - continua la giornalista e coordinatrice Laura Silvia Battaglia -. Un passaggio molto complesso perché porta alcune persone a tentare di migrare poi verso il Messico e verso gli Stati Uniti, con una minaccia notevolissima di criminalità organizzata nei Paesi che controllano questo fenomeno, con forme di tratta degli esseri umani sia di passaggio migratorio, sia nello sfruttare chi emigra, in vario senso e in vari modi. Sono in fondo delle micro-guerre dimenticate, in Paesi con alta instabilità politica, numerosi segni di corruzione e dove il cambiamento climatico crea ulteriori motivi che costringono queste persone a spostarsi».
Fenomeni complessi e crisi umanitarie, le cui motivazioni sono molto profonde, in nazioni spesso da anni afflitte da guerre croniche e latenti... ma il mondo occidentale alla maggior parte di queste situazioni critiche non presta particolare attenzione mediatica e, come comunità internazionale, non offre adeguato supporto economico. Si può parlare davvero di situazioni critiche “dimenticate”.
Eppure meritano tutta la nostra attenzione.
Significativo quindi che a realizzare questi podcast sia un gruppo di studenti particolarmente interessato ai temi esteri: tutti i 30 studenti del corso saranno comunque coinvolti dal tema sulla migrazione.
Lavorando a coppie, stanno elaborando cinque prodotti audio, con i quali concorreranno: a settembre verrà scelto (da una commissione composta da Marco Lombardi, direttore accademico del Master; Nicoletta Citttadini, vice direttore; Laura Silvia Battaglia, coordinatrice; Boris Mantova, tutor radiofonico; Paola Abbiezzi, coordinamento del Master e tutor di stage) il lavoro ritenuto migliore per condensare in 5 minuti informazioni e riflessioni di particolare interesse.








