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Il neocardinale della Mongolia al Festival con un video

27 Agosto 2022
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marengo1Giornata storica non solamente per il cardinale Giorgio Marengo e per gli altri vescovi che oggi sono stati creati cardinali, ma anche per la Chiesa che è in Mongolia e per i Missionari della Consolata. È impegnativo ricevere la responsabilità di contribuire alla guida della Chiesa universale a soli 48 anni, ma è un segno di grande stima da parte di papa Francesco per il servizio che è stato fatto e che si continua a fare in Mongolia e nel mondo.


marengo3Arrivando a Roma, mons. Giorgio Marengo, vescovo e prefetto apostolico, ha portato con sé un pezzo di Mongolia ed in particolare è stato accompagnato dal suo segretario don Peter Sanjaajav, che è uno dei primissimi preti mongoli, il secondo per esattezza, e due catechiste: Rufina Chamingerel e Monica Odzaya. Parlando con loro si respira la freschezza di una Chiesa che è agli inizi e che gode di quella benedizione che arriva diretta dai primi secoli, quando molte donne e uomini lasciavano trasparire dai loro volti la gioia di aver incontrato Gesù e la sua Bella Notizia e con il loro entusiasmo contagiavano altri ad incamminarsi per la stessa via.

La nomina a cardinale rappresenta una profonda attenzione del Santo Padre alla Chiesa che è in Mongolia, una realtà in cui la Chiesa è in minoranza ed è segnata da marginalità. E un grande incoraggiamento alla piccola comunità cattolica a rinnovare con fervore la propria fede.


Rufina e Monica, cosa significa per voi essere catechiste nel vostro Paese?
«La Mongolia è grande e la popolazione in rapida crescita, ma molto esigua rispetto alle dimensioni del territorio. Come catechisti siamo pochi, una trentina in tutto il Paese e gli strumenti per l’annuncio non sono molti, abbiamo una traduzione della Bibbia fatta dai protestanti e poco altro, ma la ricchezza più grande per noi è la presenza dei missionari: sono “vite che parlano”».


Qual è la gioia più grande e la fatica maggiore dell’essere catechiste?
«La felicità più grande - spiega Rufina - è proprio il poter parlare ai nostri connazionali di Gesù e del suo Vangelo, a volte, però, ti senti piccola di fronte a quello che devi annunciare e davanti a uomini e donne che spesso sono più grandi di te, con un’esperienza di vita ricca e che ha attraversato tante difficoltà».


«In Mongolia molte persone vivono ancora prive dei mezzi minimi per vincere la povertà ed è difficile pensare ad altro quando sei tutto intento a sopravvivere. Ci sono anche alcune persone benestanti che hanno studiato all’estero, ma a loro la proposta cristiana non interessa molto - spiega Monica - Quando vedo un gruppo di catecumeni di quindici persone che con il tempo si assottiglia e rimangono solo in quattro mi chiedo: sto sbagliando qualcosa? Come mai alcuni se ne vanno? È molto bello, però, accompagnarli e parlare loro di una Persona che ha cambiato la mia vita».


Don Peter, com’è che sei diventato prete e cosa ti coinvolge particolarmente del servizio alla tua Chiesa?
«Nel 2003 durante la notte di Pasqua sono stato battezzato e l’anno seguente ho iniziato a fare il catechista nella mia parrocchia, eravamo tra i primi. Una notte - racconta don Peter - ho sentito come una voce che diceva per tre volte: "Peter, Peter, Peter" e ho pensato che forse era una chiamata particolare. Le condizioni in Mongolia non sono semplici ed io ho iniziato ad andare a scuola solamente a quindici anni. Eppure, sono riuscito a portare avanti gli studi, sono partito per la Korea per frequentare il seminario e mi son detto: “Se nonostante abbia iniziato così in ritardo la scuola sono riuscito ugualmente ad arrivare fin qui, forse è un segno che la mia strada è proprio questa”. Adesso sono viceparroco della cattedrale e andare a trovare a casa le persone, in particolare quelle che sono più in difficoltà mi riempie di gioia».


Quale augurio fate a p. Giorgio che è appena diventato cardinale?

«Ho conosciuto p. Giorgio nel 2005 - ricorda don Peter -, quando era un giovane prete alle prese con lo studio della lingua mongola, poi è diventato responsabile di una delle più importanti missioni della Mongolia, ad Arvaikheer, vicino a Karakorum, dove Gengis Khan, molti secoli or sono aveva radunato i responsabili di tutte le religioni allora presenti nel Paese. Due anni fa p. Giorgio è diventato vescovo ed ora cardinale, ma è rimasto sempre se stesso, con la sua gentilezza e attenzione alle persone, con la sua passione missionaria. Gli auguro di continuare così e di non perdere la sua genuinità».


«Quando vedo p. Giorgio vorrei diventare come lui, con il suo sorriso, con la sua grande pazienza con tutti... - confida Rufina - P. Giorgio, ti siamo vicini!»


«Hai una responsabilità molto grande adesso, p. Giorgio, hai bisogno di un’équipe: noi ci siamo, qualunque cosa deciderai di fare, ti sosterremo».


Il cardinal Giorgio Marengo interverrà al Festival della Missione non in presenza, dato che dovrà tornare alla sua Chiesa in Mongolia, ma tramite i mezzi che oggi la tecnologia ci offre, con una video-intervista.


Grazie p. Giorgio, grazie don Peter, Monica e Rufina perché ci trasmettete la bellezza di scoprire un mondo nuovo, una via non ancora percorsa, e contagiate anche noi con la voglia di essere cristiani veri, trasparenti, desiderosi di trasmettere con tanto rispetto ciò che ha conquistato il vostro cuore.

Padre Piero Demaria

Piero Demaria nasce a Cuneo nel 1978 e attraverso lo scoutismo scopre la sua passione per il silenzio vissuto in mezzo alla natura, per la strada percorsa insieme e in solitaria e per il servizio. Dopo la laurea in Fisica decide di entrare nei Missionari della Consolata e viene ordinato prete nel 2012 a Cuneo. Quasi a mo’ di “viaggio di nozze” vive un tempo a Gerusalemme presso l’università ebraica, dopodiché viene inviato insieme a due confratelli ad iniziare la presenza dei Missionari della Consolata a Taiwan. Dal 2015 al 2022 è a Nervesa della Battaglia (TV) insieme ad alcuni confratelli e laici dedito alla vita missionaria a contatto con i giovani, le famiglie e le parrocchie della zona. Da marzo di quest’anno è a Torino per il nuovo polo culturale in via di realizzazione.