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L’urgenza della buona politica: la ministra Marta Cartabia al Festival della Missione

25 Agosto 2022
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Alla sua presenza si terrà il convegno “Giustizia e con-dono” di venerdì 30 settembre, alle ore 18.00, alle Colonne di San Lorenzo di Milano

 

«“Prego che la discordia, avida di mali, mai in questa polis rimbombi…”». «Il conflitto contro la concordia; la vendetta contro la riconciliazione. Questo rappresenta il dilemma che il nostro
sistema è chiamato ad affrontare oggi così come alle origini della nostra civiltà».

La ministra della Giustizia, Marta Cartabia, aveva iniziato (il 13 dicembre 2021) così il suo intervento di apertura alla prima Conferenza dei ministri della Giustizia del Consiglio d’Europa, dedicata alla giustizia riparativa. Una citazione letteraria tratta dalle Eumenidi, l’ultima tragedia della trilogia Oresteia di Eschilo, scritta circa 2500 anni fa, dove il prefisso greco eu- ha il significato di “bene”, “buono” per spiegare che la giustizia, prima equivalente a vendetta e autodistruzione, diventa custode del benessere e della pace della città.

«Considero la giustizia riparativa il segmento più innovativo della riforma del processo penale approvata l’anno scorso, un percorso che poggia su esempi concreti, risultati straordinari in Italia e nel mondo», ha inoltre affermato.

 

Ha svolto per molti anni carriera accademica nell’ambito del diritto costituzionale, non solo presso numerose università italiane ma anche in ambito europeo e statunitense e e collabora con prestigiose riviste, con diversi incarichi di responsabilità editoriale in riviste a carattere scientifico. È l’autrice di numerose pubblicazioni nell’ambito della sua attività di ricerca.

Nominata dal Presidente della Repubblica nel settembre 2011, a soli 48 anni, giudice della Corte Costituzionale, di cui è stata Vice Presidente dal novembre 2014, nel 2019 è diventata la prima donna a presiedere la Corte Costituzionale. Dal 13 febbraio 2021 è diventata Ministra della Giustizia nel governo Draghi, succedendo ad Alfonso Bonafede. A Marta Cartabia è stato affidato l’incarico con l’obiettivo di accelerare la modernizzazione del sistema giudiziario del Paese.

 

Relatrice alla Consulta di sentenze di grande rilievo su questioni delicate, ha profuso il suo impegno per migliorare la vita dei detenuti: dagli incontri con i detenuti ha imparato che «ogni storia e ogni uomo ha alle spalle qualcosa di unico, per questo la pena non deve dimenticare l'unicità di ciascuno».

A lei, che davanti ai massimi vertici della Cassazione e ai magistrati dell'Anm loda l’esempio di Rosario Livatino, il giudice ucciso dai sicari dalla Stidda e proclamato beato («modello di magistrato senza tempo con la sua vita e la sua professionalità, prima ancora che con il suo supremo sacrificio»), Papa Francesco ne ha attestato la stima, nominandola membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze sociali.

Ha richiamato alle toghe i loro doveri: a prescindere dalle leggi e dalle riforme, ciò che fa un giudice è il suo «essere individualmente e moralmente un vero giudice».  Una traccia per ripartire: «Soppesiamo ogni parola: indipendenza, credibilità, travaglio». E ha citato Papa Francesco, la frase sull'essere "degno di giudicare non per condannare ma per redimere" pronunciata proprio durante la beatificazione di Livatino.

 

In lei si può riconoscere (citando la prefazione al libro di padre Francesco Occhetta “Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi”, per le edizioni San Paolo, firmata da Marta Cartabia) l’aspirazione per «l’urgenza della buona politica che è, cioè, capace di includere, che sa essere coraggiosa e prudente allo stesso tempo, responsabile, collaborativa, disposta a lasciare le sue buone idee, senza abbandonarle, per metterle in discussione con tutti nella ricerca del bene comune».

«Una giustizia che funziona bene può essere motore di sviluppo dell’intero territorio, essere uno dei fattori di attrazione di investimenti e in questa direzione sto lavorando», ha aggiunto in un’intervista nel mese di giugno di quest’anno.

Un impegno che assolve con grande energia perché «la politica, meglio: la buona politica - (come ricorda il Santo Padre) - è annoverata tra le più nobili forme di carità dalla dottrina sociale della Chiesa».

La redazione