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Riscoprire l’ardore di vivere per dono

27 Ottobre 2021
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L’arcivescovo Mario Delpini lancia il Festival Della Missione con l’attivista Zakia Seddiki e i padri missionari Christian Carlassare e Luigi Maccalli

«Milano ha bisogno di sentirsi dire: Svegliati! Vivi!». Lo ha affermato l’Arcivescovo di Milano, concludendo la conferenza stampa del 25 ottobre 2021 con la quale è stato lanciato il Festival della Missione che si svolgerà nel capoluogo lombardo tra il 29 settembre e il 2 ottobre 2022.

«Milano ha bisogno di svegliarsi dall’incubo della pandemia riscoprendo l’ardore di vivere per dono»

«Milano ha vissuto un incubo durante la pandemia: il deserto per le strade, le attività produttive sospese, l’incubo di una povertà imminente. Ora vive ancora nell’incubo di essere in ritardo, come se un nemico la stesse inseguendo e la spingesse a correre! Ma i successi, la gloria, i soldi sono un miraggio. E così mentre ancora non si è risvegliata dall’incubo Milano è tentata di vivere di miraggi. Ma entrambi non sono la realtà – ha sottolineato l’Arcivescovo -. Serve qualcuno che dica svegliati, facendo percepire il gemito dell’infelicità del mondo, il cantico della sapienza dei popoli, il grido dei poveri. Il Festival della Missione è solo un evento, ma può svegliare Milano, incoraggiarla a vivere per il fuoco che lo spirito ha acceso nei secoli e continua ad ardere mettendo ardore nel cuore dei missionari. Questo fuoco deve ardere, suscitare slanci per accendere altro fuoco».

A tenere a battesimo il Festival sono intervenuti, insieme all’Arcivescovo, anche tre testimoni che con la loro vita ne interpretano il titolo “Vivere per dono”: Zakia Seddiki, attivista e moglie di Luca Attanasio, l’ambasciatore italiano nella Repubblica democratica del Congo assassinato lo scorso 22 febbraio; padre Christian Carlassare, religioso e missionario vicentino, vescovo di Rumbek (Sud Sudan), sopravvissuto a un attentato il 25 aprile 2021; padre Pier Luigi Maccalli, religioso e missionario della provincia di Crema, liberato dopo due anni di prigionia dai miliziani jihadisti che lo avevano rapito in Niger.

«Non è il numero di anni di una vita che conta, ma la vita che c’è in quegli anni – ha detto Zakia Seddiki -. Luca ha dato senso alla sua vita e anche alla sua morte. Siamo tutti di passaggio, meglio rendere quello che ci è dato di vivere qualcosa di utile per gli altri. Abbiamo tutti una missione: la mia è vivere per le mie figlie ma anche per i bambini del mondo come io e mio marito avevamo sognato insieme».

«Durante la mia prigionia ho vissuto per due anni sempre all’aperto, nel deserto del Sahara dormivo su una stuoia per terra, bevevo acqua che sapeva di benzina, ma la più importante delle cose di cui ero privato era il non poter comunicare - ha detto padre Pierluigi Maccalli -. Ho sentito forte come siamo intessuti di relazione, siamo relazione. Proprio in quel periodo ho capito che missione è umanizzazione. È quello che ho cercato di fare anche durante la prigionia: umanizzare il rapporto con i giovani che mi tenevano in ostaggio, tenere un dialogo basilare, un’attenzione anche ai loro bisogni. Mentre andavo all’appuntamento per la liberazione, ho augurato al mio carceriere che un giorno Dio possa farci comprendere che siamo tutti fratelli, perché solo dalla fratellanza può nascere un mondo nuovo».

«Quando gli attentatori sono entrati nella mia stanza, ho sentito che la vita andava donata, qualunque cosa fosse successa - ha detto padre Christian Carlassare -. Quando mi sono risvegliato in ospedale, la prima parola è stata “perdono”. Mi è uscita dal cuore. E proprio quella parola mi ha liberato dalla paura e dal rancore. Mi ha dato libertà. Oggi desidero tornare in Sud Sudan, proprio perché credo che la mia esperienza possa aiutare questo popolo così diviso a superare la violenza e a vivere con responsabilità l’indipendenza che ha conquistato».

conferenza stampa fdm2022

La redazione