Suor Leonella, Missionaria fino al dono della vita
Le sue ultime parole: «Perdono»
Suor Leonella Rosa Sgorbati nacque il 9 dicembre 1940 a Rezzanello di Gazzola (Piacenza), ultima di tre figli. Il papà, Carlo Sgorbati, era agricoltore, e la mamma, Giovannina (Teresa) Vigilini, massaia. Fu battezzata lo stesso giorno della nascita, nella Parrocchia di San Savino. Rosetta frequentò la scuola materna e in seguito la scuola elementare dalle Suore Orsoline di Maria Immacolata. La famiglia, in seguito al suo trasferimento a Sesto San Giovanni (MI), decise di mandarla in collegio dalle Suore del Prezioso Sangue per completare gli studi. In questo ambiente Rosetta riscoprì Gesù e il Vangelo e decise di impegnarsi a vivere secondo questa Parola. Fu nella cappellina del Collegio che Rosetta visse un’esperienza che affidò al suo Diario e che la segnò per tutta la vita: «[…] mi sono sentita "abitata" in quel lontano giorno - aprile 1952 - e Tu mi hai tenuta in Te, mio Signore. Mai più sola… "abitata"…». Disse il suo "sì" al Signore e il 5 maggio 1963 fece il suo ingresso nell’Istituto delle Suore Missionarie della Consolata. 
Dopo la professione religiosa fu destinata in Inghilterra per intraprendere gli studi infermieristici. Conseguito il diploma di State Enrolled Nurse nel 1970 partì per il Kenya, sua destinazione missionaria. Il 19 novembre del 1972 si consacrò in perpetuo a Dio. Il suo "sì", irrevocabile, lo condensò in una frase che scrisse alla maestra di formazione suor Paolina Emiliani: «Vorrei che attorno al Signore potessi affermare quello che a volte cantiamo in Chiesa e che io non trovo il coraggio di dire: "Signore, con cuore semplice e gioioso ho dato tutto. Ma io spero che, un giorno, il Signore, nella sua bontà, mi aiuterà a dargli tutto o se lo prenderà… perché Lui sa che questo io realmente io voglio, Lui sa"».
In Kenya, a Nkubu in particolare, si dedicò alla scuola di formazione per infermiere. Nel 1993 venne scelta dalle Sorelle per rappresentarle al VII Capitolo generale e, in seguito, per guidare il processo proposto dallo stesso, come Superiora regionale, per due periodi consecutivi, al termine dei quali fu destinata alla Somalia. 
La presenza delle Missionarie della Consolata in Somalia risaliva ai tempi del Fondatore, il Beato Giuseppe Allamano (1925). Nel 1990, la guerra civile, iniziata già dal 1970, costrinse le sorelle a un esodo forzato. Rimase un piccolo gruppo nell'ospedale S.O.S. Kinderdorf International come volontarie.
Il S.O.S., nel 2000, progettò una scuola per infermieri e coinvolse le Missionarie della Consolata nella sua realizzazione, la Somali Registered Community Nursing. 
Suor Leonella si rese disponibile per concretizzare questo progetto, pur sapendo che in Somalia le sfide erano molteplici in tutti i campi ed era, inoltre, necessario ricercare elementi per il dialogo tra Cristianesimo e Islam. Ella era cosciente che nella scuola era essenziale dimostrare che le nozioni scientifiche non erano contro il Corano. I ragazzi e le ragazze pendevano dalle sue labbra, sapevano, infatti, che lei faceva di tutto per promuoverli e portarli ad un livello alto di nozioni e di cultura, eppure c’era qualcuno che pensava che suor Leonella usasse la scuola per convincere i giovani a farsi cristiani.
La vita di una Suora, in Somalia, si esauriva in pochi ambiti: il lavoro all'ospedale S.O.S. e la vita comunitaria vissuta nel silenzio e nel servizio. Gesù Eucaristico si trovava in un mobile nascosto nell'angolo di una stanzetta. Lui era la forza per il cammino! 
In Somalia la popolazione era, ed è, per il 99.9% musulmana, con tendenza all’estremismo islamico. I fondamentalisti cercavano di forzare le Suore a farsi musulmane. Le sorelle erano coscienti di essere a rischio, ma ognuna di loro aveva deciso di rimanere. La piccola comunità era l’unica presenza di Chiesa in quella terra.
Domenica, 17 settembre 2006, alla fine delle lezioni, suor Leonella uscì dall’edificio. Dopo pochi passi, forse cinque metri, si udì una raffica di colpi: sette proiettili l’avevano raggiunta.
Tentò di ritornare verso l’ospedale, ma fu colpita di nuovo, si accasciò sulla strada. La gente la portò dentro l’ospedale. Le sorelle avvisate dell’accaduto si precipitarono dove era stata trasportata. Suor Leonella, pallidissima, era madida di sudore, ma cosciente. Afferma Suor Marzia Feurra: «Era in un bagno di sangue, la faccia bianca e gelata, gli occhi chiusi, ma distesa. Mi è venuto in mente ciò che mi aveva confidato qualche giorno prima: "La mia vita l’ho donata al Signore e Lui può fare di me ciò che vuole, per questo non ho paura, mi affido a Lui"». Mosse le labbra livide e sussurrò: «Fatico a respirare». Suor Gianna Irene racconta: «Non c'era segno di paura o di tensione, nemmeno ansia, ma una grande pace sul suo volto, si vedeva che voleva dire una cosa importante, che le stava a cuore, e con un fil di voce disse: “Perdono, perdono, perdono”». In quel momento arrivò il chirurgo, non poté fare altro che costatare e confermare il decesso. Erano le 13:45.
Suor Leonella Sgorbati, martire di Cristo
Rileggendo la vita di suor Leonella, ho scoperto che, anche se il suo percorso umano è stato segnato da momenti di fragilità, lei fu tutta e sempre protesa verso Gesù, con un amore in crescendo che poco a poco si è purificato fino a raggiungere le vette più alte della comunione con Lui nel mistero dell’Eucarestia.
Nel febbraio del 2006 suor Leonella scelse di vivere un mese di ritiro e preghiera che noi chiamiamo "mese allamaniano" perché è un tempo di rivisitazione carismatica durante il quale ciascuna è chiamata a fare il bilancio della propria vita. Per suor Leonella quell’esperienza fu particolarmente intensa. Aveva desiderato tanto questa sosta prolungata ai piedi di Gesù, persona viva, reale, che amava intensamente con tutta se stessa. La grazia di Dio operò profondamente nel cuore di suor Leonella in questo tempo. Durante lo scorrere dei giorni ella fu particolarmente e gradualmente attratta dal e nel mistero eucaristico e Gesù Eucaristia le concesse speciali grazie di intima unione, fino al punto di sentirsi una cosa sola con Lui, secondo le parole stesse di Gesù: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io rimango in lui. Come il Padre che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me» (Gv. 6, 56-57). «Se il Suo corpo e il mio sono una cosa sola, se il Suo sangue e il mio sono una cosa sola, allora è possibile essere sempre in Lui dono d’amore, dono di Lui, per tutti. Sempre, in ogni momento! Allora è possibile testimoniare, sempre, che Lui c’è e ci ama». Da quel giorno la sua preghiera fu una continua intercessione a Maria Consolata perché l’aiutasse a essere fedele a questa indescrivibile grazia.
Fu proprio nel vivere da questa esperienza e in questa esperienza che suor Leonella percepì chiaramente la chiamata di Gesù a vivere il mistero eucaristico fino alla fine, fino al dono della vita, fino allo spargimento del sangue, come Lui: «Nessuno ha un amore più grande di questo…» (Gv. 15,13) e a questo invito rispose con il suo "sì" d’amore. Non sapeva come questa chiamata si sarebbe concretata; era sicura però che si trattasse del dono della sua stessa vita, in maniera radicale e in un tempo breve. E lei ha detto il suo "sì", e quando fu colpita a morte le sue ultime parole non potevano essere se non quelle di Gesù: "Perdono!"
Il martirio di suor Leonella non fu un evento improvvisato, ma fu il compimento di un desiderio durato una vita intera, alla Prima Professione religiosa: il 22 novembre 1965 aveva scritto nel suo programma di vita: «Io spero che un giorno il Signore nella sua bontà mi aiuterà a darGli tutto o... se lo prenderà... Perché Lui sa che questo io realmente voglio... Lui sa!», un desiderio che ha sempre guidato i suoi passi; fu il frutto di una vita spesa perché la persona, ogni persona, conoscesse l’incredibile amore di Dio per ogni sua creatura.
Il 17 settembre 2006, giorno del suo martirio, il Vangelo di Marco 8,35 riportava le parole di Gesù: «Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo la salverà».
Se nella sua personale relazione con il Signore suor Leonella maturò la convinzione che per il Regno era chiamata a donare la sua vita, non si può negare che l’esperienza del martirio che visse la nostra sorella si deve leggere nel contesto della piccola comunità che in terra somala ha fatto del martirio silenzioso e quotidiano il suo stile di vita, donando goccia a goccia il proprio sangue, al fine di rendere presente l’amore di Dio in mezzo ai poveri. Lei fu scelta perché nel suo corpo rimanessero visibili i segni di quella passione che tutta la comunità ha vissuto nell’arco di questi anni d’incertezza e di violenza.
Suor Leonella Sgorbati: modello carismatico martiriale e profetico
Il martirio di suor Leonella è un dono prezioso alla nostra famiglia e alla Chiesa. Le sue ultime parole sono il testamento di una vita donata fino alla fine. Ella ha saputo ascoltare lo Spirito, cogliere il Dono Pasquale che le veniva offerto e viverlo con intensità e passione, personalmente e comunitariamente fino alla fine, per l’avvento del Regno di Dio, Regno di pace, giustizia e fraternità. Lei stessa scriveva nel suo diario: «Il mio andare in Somalia è la risposta a una chiamata: Tu, Padre, hai tanto amato la Somalia da donare il Tuo Figlio e io dico con Lui: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue donato per la salvezza di tutti"».
«La missione in Somalia è ciò che Tu mi chiedi ora. Ti dono la mia vita in tutto e per tutto, come Tu desideri, mi chiami ad amare Te, ad amare le sorelle, ad amare la gente, i fratelli dell’Islam, possiedimi Signore e ama in me, che io sia una cosa sola in Te e Tu possa donare la gioia di sentirsi amati da Te».
Così suor Leonella consegnava la sua vita: «La tua Vita, il Tuo Amore, il tuo Sangue,... riceva la mia vita, il mio amore, il mio sangue. Mi sento povera, incapace, accoglimi ugualmente, sono certa del Tuo amore e della Tua accoglienza».
Maria, Madre mia, anche io mi sono consegnata, voglio essere carne, corpo Suo nell’Eucarestia con Lui... Suo sangue, vita donata... Madre tenerissima, rendimi mite...Tienimi con Te nello Spirito Santo, nel Padre, nel Figlio...
Anche io non ho bisogno di sapere cosa Lui vuole fare. Mi basta tenerlo per mano e camminare dove Lui guida.








