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Una scuola per rieducare alla libertà

24 Gennaio 2022
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All’interno della Casa circondariale San Vittore "Francesco di Cataldo", a Milano, la quarta edizione della Scuola delle Religioni ha previsto il tema del perdono come riflessione di preparazione al Festival della Missione.

Iniziativa nata negli scorsi anni dal confronto tra cappellania, area trattamentale, CPIA 5 e Caritas Ambrosiana, il progetto formativo vuole essere un momento di confronto in aula, con un gruppo classe di persone detenute, per incrementare la conoscenza di elementi di cultura religiosa, particolarmente quella islamica e cristiana evidenziando ed approfondendo gli elementi comuni alle due religioni a livello di teologia, di morale, di antropologia e di culto ed integrandoli con i principi di laicità della società occidentale.

Le prime sperimentazioni hanno permesso di confermare che un approccio che valorizzi le convergenze è utile e fruttuoso, con effetti immediati nella convivenza, seppur forzata, dal carcere. È stato utile confrontarsi per prevenire il pregiudizio etnico, culturale e religioso, discutendo con docenti ma anche favorendo il dialogo in classe, cercando nelle proprie esperienze di vita concretizzazioni di quanto ascoltato a lezione. I docenti che prestano la loro competenza sono guide religiose, professoresse e professori universitari e del CPIA presente in istituto, volontari con competenze scientifiche, giuridiche, sociologiche.

I docenti sono spesso colpiti, anche stupiti, del gruppo classe, così “vivo” e interagente. È molto facile coinvolgere gli studenti, una classe multiculturale, di molteplice provenienza, età, esperienza, che ha voglia di ascoltare ma anche di intervenire. Il contesto non è il più facilitante di tutti, ma ci pare vinca la voglia di comunicare, di cercare di capire percorsi spesso complessi e dolorosi.

In questa quarta edizione, svolta tra il 10 novembre e il 2 dicembre 2021, abbiamo focalizzato la tematica del perdono nell’Islam e nel cristianesimo, attualizzandola nelle nostre storie e nelle nostre vite.

Concetti come perdono, incontro, responsabilizzazione e accettazione del torto inflitto e subito sono stati elementi fondanti di questa edizione, e hanno provocato una serie di tumultuose emozioni. L’ammissione della responsabilità è un cammino lungo, che implica un ragionamento cognitivo e emotivo, e implica sofferenza. È indispensabile per accedere a processi di cambiamento non contaminati da paradossi vittimistici o da rabbia improduttiva. Il tentativo della riflessione in gruppo, usando gli strumenti della lezione, aiuta reciprocamente a ragionare, procedere nella comprensione e insegna che l’aiuto reciproco è potente strumento di trasformazione, anche in luoghi così afflittivi come il carcere.

In classe ci permettiamo anche di sperare un’esecuzione penale migliore di questa, che rispetti davvero i fondamenti della rieducazione invocata nella costituzione: ci immaginiamo percorsi che non umilino, che non limitino gli affetti, le culture, ma che facciano nascere passioni nuove e riparative, quelle che solo seminano e fanno crescere speranza.

 

FdM Progetto Carcere

Ileana Montagnini

Responsabile aree di bisogno di Caritas Ambrosiana