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Perché il Festival della Missione?

21 Novembre 2024
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La scelta del luoghi, l’entusiasmo di ripartire insieme, il palinsesto che prende forma giorno per giorno. Sono tantissimi gli spunti da cui partire per dare ufficialmente il via a questo percorso che ci porterà il prossimo ottobre al Festival della Missione 2025.

Ma scegliamo di partire dal perché di questo Festival. Rispondere a questa domanda ci permette di ragionare sulla traiettoria e il significato del nostro agire. E il nostro perché è la consapevole scelta di voler camminare e sognare insieme. Non abbiamo infinite linee programmatiche ma semplicemente il profondo desiderio e la convinzione di una sempre più urgente necessità di unirci. «Questo Festival vorrebbe essere, innanzitutto, una risposta al movimento della Spirito e della storia», spiega il direttore generale Agostino Rigon. «Da anni sembra essersi affermata la convinzione, urgente o almeno necessaria, di camminare insieme, sia a livello ecclesiale che sociale», continua Rigon. «Spesse volte però abbiamo accettato di farlo per paura o per rassegnazione. Per i promotori (Fondazione Missio e CIMI) il FdM25 è il frutto di un lungo processo e l’espressione di una nuova autocoscienza, ecclesiale e missionaria. Oggi, tutti i soggetti missionari, di cui è ricca la nostra Chiesa italiana, non camminano insieme solamente perché le forze per agire autonomamente sono diminuite, ma – al contrario e già da tempo – perché hanno deciso consapevolmente di lavorare e sognare insieme, proprio come ci viene chiesto dal Cammino sinodale propostoci da Papa Francesco e messo in atto anche dalla Chiesa italiana».

Ci siamo profondamente interrogati anche sul come realizzare e portare avanti questo obiettivo, questo perché. «Vogliamo farlo cercando di “tessere alleanze e costruire ponti” con ogni persona di buona volontà, con ogni ente, istituzione civile o religiosa che condivida la stessa visione di mondo o lo stesso progetto evangelico. Lo faremo incrementando il lavoro di rete ed educandoci a fare sistema tra noi organizzando la speranza comune», racconta Rigon. Proprio per questo abbiamo felicemente aderito, da subito, alla proposta dall’Arcivescovo Roberto di innestare il FdM nel già esistente e significativo Festival dell’Accoglienza. Con il FdM25 vorremmo testimoniare che è possibile e urgente, in un mondo così ferito, vivere e lavorare per tutti, riscoprendo la comunione tra noi, valorizzando la partecipazione di tutti, ricentrandoci sull’unica missione a cui siamo stati chiamati. «Chissà che, questo laboratorio sinodale a cielo aperto – si augura Rigon – possa diventare un piccolo segno di profezia sociale per questo territorio e la sua Chiesa».

Abbiamo scelto di partire dalla strada e dalla piazza, dai luoghi amati e frequentati dalla gente. E vogliamo usare nuovi linguaggi di annuncio, mettendo in moto nuovi tavoli di ascolto e creando un fronte comune tra laici, preti, consacrati, famiglie e missionari. «Insieme a coloro che incontreremo, ci auguriamo di co-educarci a stare nel mondo con amore e audacia perseguendo il sogno evangelico di “fare del mondo una sola Famiglia umana”», aggiunge Rigon. «Il FdM25 possa aiutarci a ritrovare il respiro dell’utopia, in senso della meta e ad aspirare alla riuscita della nostra speranza migliore, che è sempre speranza per tutti e per la nostra Terra!».

La redazione